BOCCIATE LE PROPOSTE DI FIAIP
Non sono passati gli ordini del giorno proposti da FIAIP per il riordino della disciplina sulla mediazione creditizia. Ieri sono state presentate alla camera dei deputati da parte dell’on. Santelli (Pdl) e dell’on. Marsilio (Pdl) le proposte di FIAIP in difesa delle linee politiche sindacali dei mediatori sulla forma societaria e formazione continuativa. Nonostante gli o.d.g. siano stati appoggiati da un gruppo di parlamentari facenti parte dello stesso gruppo politico (Pdl), il governo rappresentato in aula dal ministro per le politiche comunitarie, Andrea Ronchi, ha respinto i testi con parere negativo. FIAIP chiede al governo di prendere in considerazione il fatto che imponendo a chi vuole esercitare la professione l’obbligo di costituire società di capitali si rischia di compromettere la libertà di iniziativa economica ed imprenditoriale a coloro che non dispongono di grandi patrimoni. Con i testi presentati, suggeriva al legislatore di obbligare tutti gli operatori del settore all’iscrizione all’elenco previa frequentazione di un corso di formazione, organizzato dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative, e si impegnava a costituire un organismo associativo con funzioni di supervisione e tenuta dell’elenco dei mediatori creditizi. Inoltre chiedeva al governo in fase legislativa della riforma della disciplina dei mediatori creditizi che ha garantire l’accesso alla professione fosse il possesso dei requisiti di professionalità, accertati dal superamento di un esame di accesso, previa frequentazione di un corso di formazione, organizzato dalle ass.di categoria, e non un requisito minimo di capitale per la costituzione di società. Chiedeva inoltre di introdurre norme che oblligavano gli iscritti all’elenco a una formazione continua secondo modalità definite dall’organismo associativo costituito dalle maggiori associazioni di categoria. Paolo Righi, vice presidente nazionale vicario di Fiaip, oltre ad esprimere il suo stupore per il rifiuto da parte del governo, afferma che la battaglia proseguirà sia al Ministero delle Finanze che al Senato per la votazione finale.
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