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Che beffa: immobili confiscati alla mafia sono ipotecati

febbraio 9th, 2010 by admin | Filed under Curiosità Immobiliari

Il 36% dei beni immobili confiscati alla mafia è ipotecato e questo rende più difficile il riutilizzo. Non solo, ma anche quei beni che potrebbero essere disponibili immediatamente spesso finiscono per essere assegnati ad associazioni ed enti no profit solo dopo diversi anni, rendendo necessarie opere di ristrutturazione e risistemazione. E infine, per chi riceve un immobile in uso, è spesso difficile avviare le attività, a causa della sistematica mancanza di fondi destinati alle iniziative sociali. E’ il quadro emerso dalla presentazione oggi, presso la sede della federazione nazionale della stampa a Roma, della ricerca “Beni confiscati alle mafie: il potere dei segni. Viaggio nel paese reale tra riutilizzo sociale, impegno e responsabilità”, curato dall’Agenzia delle onlus e dalla fondazione Libera informazione, che fa riferimento all’associazione Libera di don Ciotti. Un volume in cui sono raccolti un centinaio di “casi di successo”, per dimostrare che riutilizzare i beni delle mafie si può fare e si deve. Dal Veneto alla Sicilia, nel documento sono riportati i nomi e le attività di chi lo fa tutti i giorni, organizzando centri di formazione, aggregazione, assistenza socio-sanitaria, e così via. “Nelle zone dove i beni vengono confiscati la gente si chiede come andrà a finire”, ha spiegato Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione per il Sud, una struttura nata tre anni fa dall’associazione di alcune fondazioni bancarie e di alcuni enti senza scopo di lucro, con l’obiettivo dare vita a inziative in Calabria, Puglia, Campania, Basilicata, Sicilia e Sardegna, per rafforzare l’assistenza socio sanitaria, combattere l’evasione scolastica e la fuga dei cervelli. Organizzazione che può contare su un bilancio di oltre 20 milioni di euro l’anno. “In quei posti - ha detto Borgomeo - lo puoi leggere negli occhi della gente: tutti si chiedono chi vincerà. Se lo Stato ha sbattuto il pugno contro un muro di gomma, o se davvero quegli immobili rimarranno allo Stato per attività di pubblica utilità. Vogliono capire qual è il trend del potere. Confiscare i beni e poi lasciarli vuoti, come monumenti alla lotta alla mafia, non basta. Occorre dimostrare che lo Stato è forte, che quei beni se li riprende e ci fa qualcosa”. “Quello del consenso è il primo problema”, ha spiegato Stefano Zamagni, presidente dell’Agenzia delle onlus. “Non basta il controllo e la repressione dei comportamenti illeciti”, ha sottolineato. “E’ fondamentale che le persone siano convinte intimamente che rispettare la legge sia giusto e che è utile per se stessi e per gli altri. E su questo fronte, che è culturale, bisogna mandare avanti le associazioni e quei soggetti che per vocazione lavorano col territorio”. Ma il problema non è solo culturale: il 36% dei beni confiscati, infatti, ha sottolineato Roberto Morrione, presidente di Libera informazione, è gravato da ipoteche. Perciò sul fronte della lotta alla criminalità organizzata, ha detto, anche un impegno concreto delle banche sarà decisivo. “L’obiettivo della nostra ricerca - ha spiegato Zamagni - è presentare per la prima volta in modo sistematico l’impegno concreto e la passione profusa dai soggetti del terzo settore nel dare concreta applicazione alla legge 109/96″, che stabilisce “disposizioni in materia di gestione e destinazione di beni sequestrati o confiscati”. Su 116 casi presi in esame dalla ricerca, la Sicilia e la Campania si distinguono per numero di esperienze realizzate, rispettivamente con 31 e 27 iniziative di riutilizzo. Il 40% dei beni confiscati è affidato alle associazione, il 27% alle cooperative e il 18% a enti e istituzioni. Il 57% dei beni, però, è stato consegnato in grave stato di degrado e abbandono e nel 43% dei casi le realtà affidatarie hanno avuto seri problemi economici per avviare le attività. index.asp.gif

Fonte:wallstreetitalia

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