Da un “Catasto di redditi” a un “Catasto prevalentemente patrimoniale”. Annunciati dal governo i criteri guida della Riforma catastale e l’adeguamento delle rendite al mercato, Confedilizia si affretta a inquadrare le possibili conseguenze. Nell’attuale situazione di mercato “non vi è coerenza tra reddito e valore delle singole case”. “Il rischio – avverte quindi l’associazione dei proprietari di casa – è che si pongano le basi per una patrimoniale, per così dire, delle famiglie”.
Stangata o “costo zero”? - La Riforma del Catasto sarà “a costo zero” per il contribuente. Fissati in un documento elaborato dal ministero dell’Economia, i criteri della riforma prevedono un sistema basato su rendite e valori patrimoniali dei beni, rideterminazione delle classificazioni, superamento dell’attuale impianto per categorie e classi, sostituzione dei ‘vani’ con i metri quadrati.
L’impatto su compravendite e tasse sulla casa dovuto all’adeguamento dei valori base dovrà essere bilanciato da una riduzione delle aliquote. Almeno così spiega una fonte del governo all’Ansa. L’obiettivo che persegue la riforma sembra riguardare minor sperequazioni catastali e maggior trasparenza. In pratica, l’introduzione di valori reali nel sistema della fiscalità immobiliare produrrebbe dati certi per valutare la convenienza o meno di acquisti e locazioni.
Questione di sperequazioni – “Per eliminare le sperequazioni catastali, basta applicare l’attuale legge, non c’è bisogno di introdurre nel Catasto il principio di tassare permanentemente le unità immobiliari per quel che valgono, invece che per quel che rendono”. Corrado Sforza Fogliani risponde così al disegno di riforma annunciato dal Governo e in una nota espone i possibili rischi. Dopo un tentativo di Catasto patrimoniale lanciato dall’ex ministro Visco, messo nel dimenticatoio, il governo Monti sembra impostare il progetto sullo stesso criterio.
Rischi di un Catasto patrimoniale - “La scelta fondamentale è sempre una, e una sola: va tassato il reddito o il valore? Il Governo attuale – afferma il presidente di Confedilizia – è evidentemente su quest’ultima strada, pur in una situazione di mercato nella quale non vi è coerenza tra reddito e valore delle singole case”. “Il rischio – continua Sforza Fogliani – è che si pongano surrettiziamente le basi per una patrimoniale, per così dire, delle famiglie”.
Secondo Sforza Fogliani “il rischio – già denunziato dalla nostra Corte costituzionale e reso praticamente certo dall’ipotizzato uso di algoritmi invece che di rilevazioni sul territorio, come sempre avvenuto – è che si avvalli l’incivile principio che un immobile venga colpito oltre il reddito che produce e quindi a prescindere dalla capacità contributiva del suo proprietario, come la Corte costituzionale tedesca – ad evitare l’espropriazione progressiva del bene – ha invece impedito che avvenga in Germania”.









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